CLAUDIA MANGONE

CLAUDIA MANGONE

COLLYRIUM

BACHECA presenta Collyrium di Claudia Mangone (1996), artista che vive e lavora tra Bergamo e Milano.
La ricerca di Mangone si confronta con l’opacità dei sistemi in cui siamo immersi e ne indaga l’eterogeneità e la stratificazione emozionale. Attraverso installazione, scultura e disegno l’artista mette in evidenza la fragilità che sottende l’accostamento di elementi dissonanti: creazione e rottura, tenerezza e aggressività, vulnerabilità e minaccia.
Collyrium riflette sullo spazio della vetrina non come espositore, bensì come membrana soggetta a interferenze. Se la vetrina nasce come strumento di visione nitida, l’intervento di Mangone lavora per ostruzione e accumulo: una veneziana taglia l’orizzonte, mentre variazioni di bianco tessono una trama di incastri cromatici. Tra strutture rigide e umori organici, l’installazione mette in scena un disturbo, un’anomalia della lacrima che trasforma l’atto del guardare in un piccolo, ostinato incidente dell’occhio.


MIRIAM MARAFIOTI - QUI ALTROVE

Miriam Marafioti
Qui Altrove

Opening 21.3.2026 / 21.03 > 23.05

Marafioti presenta un nucleo di opere su tela e su carta che esplora il cuore della sua ricerca, il paesaggio. Infatti, sin dall’accademia si interessa al paesaggio come strumento attraverso il quale è possibile mettere a fuoco i mutamenti sociali e culturali di un luogo, talvolta ancor prima che diventino evidenti. Inoltre, questo soggetto le permette di adottare soluzioni pittoriche differenti, senza il bisogno di doversi confrontare con l’elemento narrativo che spesso comporta la presenza della figura umana. Il paesaggio offre la possibilità di collocarsi fuori dal tempo, pur restando leggibile e condivisibile nel presente.

La pratica dell’artista si sviluppa a partire da due elementi fondamentali.
Innanzitutto la fotografia, in quanto mezzo essenziale per fermare lo sguardo e catturare una porzione di realtà. Questo permette a Marafioti di indagare il paesaggio e riformularlo attraverso la costruzione di un bozzetto digitale, essenziale per la fase successiva del lavoro.
In secondo luogo la distorsione cromatica, utilizzata dall’artista per stravolgere la banalità del paesaggio e trasporlo altrove.

Per Marafioti il colore è un mezzo attraverso il quale è possibile porre una distanza tra sé e il mondo, uno strumento per trasmettere l’alienazione di certi luoghi e trasportarli in una dimensione misteriosa dove i rapporti cromatici dominano l’equilibrio tonale naturale.

Miriam Marafioti - Genova, 1996.

La ricerca pittorica di Marafioti indaga quei luoghi sospesi tra la memoria del loro uso passato e la cancellazione definitiva.

Scheda artista