Mario Schifano. ottantanovanta

La Galleria Alessandro Bagnai inaugura i nuovi locali presentando un grande evento che si dirama attraverso il lavoro di tre artisti.

Al piano inferiore è esposta un’installazione di Nunzio concepita appositamente per l’occasione e inserita all’interno di un locale che sarà destinato a riproporre un’opera storica o un lavoro site-specific.

Al piano superiore, a distanza di due anni dalla mostra curata da Lorand Hegyi, la Galleria ospita una mostra dedicata interamente a opere degli anni ’80 e ’90 di Mario Schifano: un focus sulla produzione degli ultimi due decenni dell’artista, un periodo molto significativo ma ancora poco conosciuto.

Negli stessi ambienti, in collaborazione con la Galleria Antonella Villanova, sono esposti una serie di gioielli realizzati da Monica Cecchi in omaggio a Mario Schifano tra il 2015 e il 2016.

L’occasione della mostra vedrà la preparazione di un catalogo (presentato per il finissage) con un testo di Giorgio Verzotti. All’interno saranno riprodotte varie immagini, oltre a quelle delle opere esposte, con testimonianze fotografiche e documentali come l’intervista a Memmo Mancini, maestro coloraio e prezioso collaboratore di molti
artisti.

“In queste opere la pittura di Schifano è irruenta, il gesto aggressivo, la materia densa: le stesure arrivano a cancellare le immagini, ricoprendo le stesure sottostanti, lasciando emergere solo qualche elemento figurale. Anche il colore è a volte aggredito e spento sotto le pennellate cupe. Proprio queste caratteristiche ci dicono che l’opera
degli ultimi decenni per Schifano, se è de vedersi come una risposta al ritorno della pittura tipica degli anni Ottanta in Italia e in Europa, marca anche una differenza notevole.

In Italia, la Transavanguardia ha dato vita a una poetica dell’inconscio, l’artista liberava le sue pulsioni creando figure immaginifiche sulla tela, o concretizzandole in scultura. In Schifano non c’è niente di “notturno”, potremmo dire: anche quando è virata nelle tinte più fosche, la sua pittura affronta sempre le immagini della realtà, gli oggetti, i paesaggi, che la sua forza visionaria trasfigura e trasforma in fantasmi diurni.

Non c’è la profondità del sogno, c’è una quotidianità sconvolta, a volte ironizzata, ed estrarre nel magma creato dal gesto l’eleganza di una figura scattante, una chiazza di colore squillante, una sagoma nitida diventa un’ avventura per l’occhio di chi osserva ,oltre che un piacere”

Giorgio Verzotti